Attori non protagonisti e sottotitoli per pochi dialoghi, parlati nell’antica lingua Maya di Yucateco, questi sono alcuni degli elementi che già preannunciano un interesse non trascurabile, verso questo nuovo e potente film di Mel Gibson. La parola Apocalypto viene dal greco e significa “scoperta†e “nuovo inizioâ€, ed è stata scelta come titolo del film nell’intenzione di voler comunicare proprio un concetto universale, che la pellicola avrà il compito di consegnare al pubblico.
Dunque, un film sui Maya e sul loro misterioso declino, prima della conquista spagnola, ambientato durante il periodo di massimo splendore del regno di questo popolo, vissuto in america latina. Negli Usa la pellicola si piazza subito in testa al boxoffice con 15 milioni di dollari. Sulle modeste cifre dell’esordio in sala del film, in Italia dal prossimo 5 gennaio, potrebbero aver pesato le ricadute delle recenti affermazioni antisemite di Gibson, in seguito al suo arresto in stato di ebbrezza. Le riprese sono state realizzate, alternandosi tra la giungla e l’interno della cittadina Meso-americana, ricostruita poco distante da Veracruz, per opera di uno staff di esperti ed abili ingegneri, che si sono ispirati alle rovine della civiltà Maya. Una civiltà che Gibson è deciso ad indagare nel suo profondo, nelle sue origini e nelle sue tradizioni, fino alla sua fine, con l’arte del realismo e della sensibilità , grazie all’ausilio di immagini forti e ad un utilizzo preponderante della musica, che incornicerà l’intera vicenda in modo magistrale. Il regista, ha incentrato la storia del film su un uomo e la sua donna, suo figlio, suo padre e la sua comunità , che vivono in una situazione molto difficile e che li porta a superare diversi ostacoli; in questo senso la considera una vicenda universale.

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Ieri sera grazie ad un’amica sono riuscito a vedere l’anteprima di Apocalypto.
Il film è valido nella prima parte. L’usuale, ormai per Mel Gibson, scelta di girarlo in lingua originale (un idioma maya dello Yucatan) resta sempre molto affascinante. Come lo sono i costumi e certi spaccati di vita mesoamericana. Purtroppo, nella seconda parte, si trasforma in una specie di Rambo maya con tanto di “saltoneâ€. I riferimenti storici mi sono parsi abbastanza traballanti (l’eclisse e le malattie per esempio). Quelli mitologici, disseminati ovunque (la buca, gli animali, la gravidanza ecc.) che servivano al salto di qualità , non sono sviluppati in modo tale da trasformare il film da semplice film d’azione in qualcosa di più: la visione apocalittica di una civiltà . La cosa più bella alla fine è il profondo verde della foresta…
Peppe
28 Dicembre 2006