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marketing y publicidad

una frase, un pensiero

Bisogna imparare la difficile arte di sparire a tempo.
Friederich Nietzsche


Clicca per ingrandireLa domanda può sembrare provocatoria ma non lo è, prendo solo uno spunto dall’articolo pubblicato ieri da Beppe Grillo sul suo blog. Il noto “intellettuale” facendo riferimento ai recenti fatti di cronaca accaduti sulle strade lo scorso weekend, afferma che la pubblicità delle automobili va proibita, come per il fumo. E continua: “Qual’è il limite di velocità in Italia? 110, 130? Bene, se una macchina va più veloce, va ritirata dal mercato. Chi la pubblicizza commette un reato di istigazione al suicidio. E deve andare in galera.”
Grillo non è l’unico a pensarla in questo modo. Qualche tempo fa lo scrittore americano Bob Ecker ha lanciato una simile provocazione sulle pagine del San Francisco Chronicle: “Da quando la legge ha proibito la pubblicità delle sigarette, i fumatori americani si sono dimezzati. Se si abolisse anche quella delle automobili si otterrebbe lo stesso effetto.
Un divieto che si trasformerebbe in sviluppo sociale positivo. Non ci sarebbero più tre-quattro auto a testa (e magari anche meno incidenti). Si inizierebbe a vedere l’auto non più come uno status simbol, ma semplicemente per quello che è, ovvero un mezzo di trasporto, niente di più che un attrezzo che semplifica la vita come una lavastoviglie o un frullatore.”
La proposta di Grillo è abbastanza estrema e complessa. Come si può pensare di ritirare dal mercato le macchine che possono andare oltre i 130 km/h? Magari parte del problema potrebbe essere risolto con un espediente tecnico, per esempio un limitatore di velocità. Invece la proposta di Ecker, tende a separare le auto da quella patina di glamour, lusso e belle donne che i pubblicitari hanno cucito loro addosso. Lui vorrebbe che la gente pensasse ad una macchina come si pensa ad una lavatarice. Funziona, fa il suo lavoro, punto. Senza bisogno di averne tre a testa e senza bisogno di cambiarla ogni due anni. Quindi, una responsabilità da addossare ai pubblicitari e non ai politici.
A mio modo di vedere, parlo da pubblicitario, oggi le cose stanno un pò cambiando. Nelle pubblicità i creativi non sanno più cosa inventare pur di parlare d’altro, evitando in tutti i modi di fare riferimento al prodotto. Soprattutto se si tratta di automobili, i pubblicitari la prendono molto alla lontana e arrivano a immaginare due coccinelle che fanno l’amore per mettere alla prova le sospensioni di una Peugeot agitata da uno tsunami erotico. Oppure impiegano un onesto deejay per farlo entrare in una Renault completamente coperta di cacca di uccelli. Ma quando questo mette in funzione la musica, la macchina si autopulisce come per incanto. Poi c’è la donna che, vedendo un poveretto in pericolo sul cornicione di un palazzo, lo fa entrare da una finestra, ma solo per farlo uscire da un’altra ed evitare così il pericolo che si sfracelli sulla Renault parcheggiata lì sotto. Auto che non viene segnalata per alcun particolare pregio, se non quello di appartenere alla donna più cattiva del mondo. Insomma, sono rarissimi gli spot in cui si vantano la potenza o la bellezza del motore a scoppio, che ha fatto impazzire il Novecento. L’automobile è stata rimossa come una colpa dal Super Io dei pubblicitari, insieme al suo carico di problemi ecologici ed economici, petroliferi e asmatici, salutistici e metropolitani.
Tornando al nocciolo del problema affrontato da Beppe Grillo, non penso che le stragi del sabato sera si fermano con limitatori di velocità da mettere sulle auto o con il sequestro di queste ultime. Ma con la presa di coscienza da parte delle case automobilistiche di progettare sempre automobili più sicure, e da parte delle istituzioni di concepire campagne sulla sicurezza stradale coinvolgendo i giovani in maniera attiva.
Per sdrammatizzare un pò la questione riuscite a immaginare le conseguenze di un bando agli spot di auto in TV? Se Grillo dice che il 45% della pubblicità si occupa proprio di automobili, con cosa riempiranno le ore che resterebbero vuote? Con pubblicità alle biciclette? Un “Nuovo Maurizio Costanzo Super Show”? Con cosa riempiranno i parcheggi rimasti vuoti? Con piste ciclabili come queste? Ma soprattutto, dove andranno a strusciarsi le modelle, se togliete loro un’auto di lusso che può sfrecciare a 250 km/h?

[via Repubblica.it & Beppe Grillo]


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3 Commenti a “La pubblicità sulle automobili va proibita?”

  1. il neurone di grillo ha bisogno di manutenzione

    lupopz

  2. Come pubblicitario ne saprai sicuramente più di me, ma io non credo che sia impossibile riportare questi gusci che sono per noi status symbol, segno di stile, abito e secondo corpo da rendere potente e seducente, come lo è sicuramente la “meravigliosa creatura” cantata da Gianna Nannini.

    Non mi preoccuperei di come riempire i vuoti pubblicitari, quelli si riempiono da soli: vi ricordate quanti spot di alcolici e detersivi riempivano i vecchi caroselli? c’è forse rimasto il vuoto di Stock 84, 18 isolabella, Rosso Antico e Biancosarti?

    Il problema è il vuoto nella nostra psicologia: quale altro oggetto potrebbe diventare prolungamento e immagine del nostro io?

    Tommy

  3. Non è facendo le macchine più sicure che si ovvia al problema. E’ come pensare di commissionare ad un costruttore d’armi la pistola più “sicura” del mondo, per evitare di spararti nel culo per sbaglio. Non si pensi che il paragone sia esagerato, l’automobile è potenzialmente un arma se usata male, in Italia in particolare ci sono troppi cretini incoscenti alla guida e magari pensano di poter fare così proprio perchè sono “sicuri” della sicurezza della propria auto. Ma finchè non inventano l’auto di gomma, che rimbalza contro un passeggino o un pedone, le macchine sicure non esisteranno. Ben vengano limitazioni, anche a costo di sembrare poco democratici. Per esempio i minori di 21 anni non POSSONO guidare auto con una cilindrata superiore a tot. Sono misure restrittive e poco popolari, questo è vero, ma non puoi distinguere tra democrazia e restrizione quando di mezzo c’è la differenza tra la vita e la morte, o una sedia a rotelle.

    Markoz

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