Il caso dell’imbarazzante monogramma “it” ha occupato negli ultimi quattro giorni tutte le forze, emotive e culturali, della grafica italiana. E’ stata una levata di scudi senza precedenti: i nomignoli, gli epiteti, gli insulti, i dileggi si sono rincorsi su tutti i blog. Repubblica.it ha testato gli umori dei lettori con un sondaggioe che ha rivelato, ad oggi, un indice di sgradimento pari al settanta per cento! L’AIAP guarda avanti e va al sodo: sul suo sito ha formulato una petizione contro il “marchio Italia”, da inviare al Presidente del Consiglio dei Ministri, che ognuno di voi, come la sottoscritta, può leggere e firmare.
Inoltre, sullo stesso caso, vi riporto un’intervista ad Oliviero Toscani comparsa ieri ne Il Sole 24 Ore. “E’ l’ennesima occasione mancata per il Paese, una operazione mal riuscita e gestita da incompetenti, un piccolo marchietto che rispecchia perfettamente l’Italia di oggi, presuntuosa e poco consistente. […] Il punto è che in questo tipo di concorsi vincono sempre le aziende come la Landor. Le agenzie tendono sempre ad accontentare i loro clienti e questo pregiudica la creatività. Mi chiedo poi quale sensibilità estetica abbiano politici come Rutelli o Prodi. Questo mi pare un marchio che punta al compromesso. La ricerca ossessiva del consenso crea mediocrità. Questo marchio comunica solo banalità.”
[via Aiape Il Sole 24 Ore]
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L’Italia si vende nel mondo come i comunisti in Spagna!
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Dina
26 Febbraio 2007