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Al DomainFest domini Web all’asta per fare soldi

DominioIl DomainFest è un raduno mondiale di esperti del Web, e anche di privati cittadini con qualche soldo da investire, che discutono di economia e strategie di vendita, ma che soprattutto mettono mano al portafogli scambiando siti a centinaia di migliaia di dollari alla volta. Le aste si sono susseguite per tutta la giornata di martedì e mercoledì, con centinaia di persone che hanno cercato di prevedere quali fossero i domini più convenienti da acquistare.
Nell’asta finale si sono venduti domini per oltre 2.3 milioni di dollari, raggiungendo la somma totale di 3.148.000 dollari in domini venduti! Una cifra considerevole, ma c’era da aspettarselo vedendo la lista dei domini presenti all’asta organizzata da SnapNames. I domini più cari sono stati, porn.net ( 400.000$ ), bookmarks.com ( 300.000$ ), photograph.com ( 195.000$ ), females.com ( 90.000$ ) e intimate.com ( 80.000$ ).
Questa è la lista dei restanti domini venduti:

  • beijing.net $50,000
  • bookmarks.com $ 300,000
  • businessdegrees.com $26,000
  • cavemen.com $25,000
  • clandestine.com $25,000
  • crocodile.com $45,000
  • eyesurgeon.com $32,500
  • females.com $90,000
  • fishing.net $52,500
  • flightinstruction.com $27,500
  • fraudprotection.com $32,500
  • no.org $37,500
  • holland.net $27,500
  • intimate.com $80,000
  • joysticks.com $67,500
  • kathy.com $65,000
  • knee.com $37,500
  • loseweightfast.com $40,000
  • lowinterstloans.com $35,000
  • onlinetranslator.com $32,500
  • aux.com $30,000
  • learners.com $45,000
  • patriotic.com $25,000
  • photograph.com $195,000
  • politics.net $35,000
  • porn.net $400,000
  • publishing.net $27,500
  • useddvds.com $25,000
  • went.com $25,000
  • wineguide.com $32,500
  • yemen.com $100,000

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Web 2.0: i migliori siti e applicazioni

Negli ultimi anni il Web si è trasformato da libreria ipertestuale a vera e propria piattaforma applicativa. Ecco i servizi più interessanti di quello che viene definito Web 2.0.

Segnalatemi altre applicazioni o siti che ho dimenticato!

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Il grillismo

Il liberalismo, il comunismo, il socialismo, il fascismo, il maoismo ed oggi il grillismo. Un termine nuovo che esprime un’ideologia, un modo di essere o meglio un malessere? Ancora non si capisce. Facendo una ricerca su Google de “il grillismo” il risultato indica che forse il termine scritto è sbagliato, forse si cercava “il gollismo”. E mentre Charles de Gaulle si sta rivoltando nella tomba, Beppe Grillo sta rivoltando l’intera blogosfera: il suo è un successo che corre proprio sul Web.
Strano che adesso Grillo esalta la democrazia di Internet con la stessa foga con cui dieci anni fa sul palco spaccava un computer con una mazza per opporsi alla nuova schiavitù moderna inventata da Gates. E come ha detto Luttazzi: “Magari nascesse ufficialmente il tuo partito! I tuoi spettacoli diventerebbero a tutti gli effetti dei comizi politici e nessuno dei tuoi fan dovrebbe più pagare il biglietto d’ingresso”.
Per chi volesse approfondire il fenomeno Grillo e sul rapporto tra “grillismo e Internet”, segnalo questo interessante post di Massimo Mantellini.

“Il blog di Beppe Grillo, senza volerne sminuire il grande successo popolare, non fa parte di nessuna nuova dinamica comunicativa di rete. E’ comunicazione convenzionale con le ballerine del Web 2.0 attorno. Beppe Grillo fa sul suo sito la stessa cosa che fa da un palco dei suoi tanti spettacoli in giro per l’Italia. Internet non aggiunge un grammo a queste modalità note e sperimentate. Leggi tutto

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Il buono, il cattivo e il Web 2.0

Interessante dibattito avviato dal Wall Street Journal tra due esperti della comunicazione sul Web 2.0: sogno o incubo?.
Il boom di internet, grazie ai blog e a siti come YouTube o Myspace, ha trasformato i lettori in autori e quindi produttori di contenuti testuali, foto e video. Ma, si chiede il Wsj, questa democratizzazione dell’informazione è veramente il futuro della rete o piuttosto un incombente disastro?

Andrew Keen, autore di “The Cult of the Amateur: How Today’s Internet is Killing Our Culture”, sostiene che quando tutti rivendicano di essere autori non può esserci arte, nè informazione credibile e quindi, alla fine, neanche un pubblico. Insomma, per Keen il Web 2.0 è l’incubo che finirà per sommergerci tutti.
David Weinberger, autore di “Everything is Miscellaneous: The Power of the New Digital Disorder”, sostiene invece che gli strumenti del Web 2.0 permetteranno agli utenti di filtrare le informazioni ininfluenti facendo emergere quanto di buono e di potente c’è nell’informazione partecipativa.
Dibattito da non perdere, aperto anche agli interventi dei lettori.

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Tumblr è piccolo, è bello, è (mini)SBLOOB

Finalmente sono sbarcato su Tumblr ed è nato (mini)SBLOOB. Cos’è Tumblr? Rispondo con le parole di Luca De Biase:

Tumblr è il più facile sistema per pubblicare online che si sia visto finora. Si digita www.tumblr.com. Si indica mail, password e nome provvisorio del sito che si vuole creare. Si riceve una mail di conferma e si parte. Il che significa trovarsi di fronte a sei grandi bottoni, ciascuno dei quali serve a fare una delle tipiche operazioni che si svolgono in rete: scrivere un post, aggiungere una foto, o un video, o una citazione, o un link, o una conversazione. Si può essere online in due minuti. Due di numero. Niente scherzi.

Il nuovo fenomeno, in qualche modo associato a Twitter nel suo essere minimale e di successo, ha preso piede anche in Italia. Google trova circa 900 risultati ad oggi. Tommaso Sorchiotti ha fatto un rapido censimento di chi, tra i blogger italiani, ha deciso di aprire una succursale su Tumblr.
Da parte mia lo userò per salvare video, immagini, appuntarmi articoli da riprendere prendendone una citazione e tante altre cosette. Un passatempo forse utile per chi condivide i miei stessi interessi.

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