È arrivata il 9 maggio scorso l’attesissima delibera dell’Autorità Garante delle Comunicazioni (Agcom) sul WiMax. Stabilisce le regole con cui il ministero delle Comunicazioni farà le aste per assegnare le licenze WiMax. Secondo i primi annunci, la data prevista sarà abbastanza vicina, si parla del prossimo giugno.
 A prima vista, comunque, il regolamento dell’Autorità sembra fatto apposta per mediare tra le varie parti intressate (per lo più grandi e piccoli operatori Internet), indicando clausole salomoniche. Piacerà ai grandi operatori, per esempio, che l’asta sarà a rilanci multipli e che assegnerà tre licenze della durata di 15 anni, due delle quali riguarderanno macro-aree (da due a quattro regioni), la terza sarà più locale.
In particolare, dunque, il ministero dividerà l’Italia in macro-aree e per ciascuna assegnerà due licenze: i grandi operatori, per la forza del budget, hanno maggiori probabilità di aggiudicarsele. Per questi due lotti di licenze non sono stabilite misure asimmetriche tese a privilegiare, nell’asta, le offerte dei provider minori. Loro le hanno chieste invano, attraverso le associazioni Aiip, Assoprovider, con il sostegno di Anfov. In cambio, hanno ottenuto un compromesso: che la terza licenza fosse regionale e riservata ai “nuovi entranti”, cioè operatori che non hanno già frequenze per offrire servizi simili al WiMax, il che esclude Telecom Italia, Wind, Vodafone e 3.
Ma che qualità di servizio sarà offerta? Ciascuna delle tre licenze WiMax - scrive Agcom - avrà “almeno” 42 GHz (21 GHz per le connessioni dall’operatore all’utente e altrettanti per il cammino inverso). Il che è una quantità ottimale per sfruttare al massimo le potenzialità di banda del WiMax ed è in linea con le aste tenutesi nel resto d’Europa.
Peccato, però, che salvo miracoli politici dell’ultima ora da noi “metà delle frequenze al momento dell’asta saranno ancora soggette, in parte, alle interferenze dei radar della Difesa”, spiega Luigi Vimercati, sottosegretario alle Comunicazioni. E purtroppo le frequenze sporche sono proprio in alcune delle principali regioni (Lombardia e Lazio, tra le altre). Significa che in molte zone il WiMax potrebbe non dare quelle garanzie di qualità che sono appunto la sua prerogativa rispetto a tecnologie come WiFi Mesh e Hiperlan (le quali operano su frequenze non licenziate).
Il rischio è che il WiMax arrivi troppo tardi e depotenziato, sul mercato: con pochi vantaggi rispetto ad altre tecnologie wireless e nessuno rispetto all’Adsl.
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